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	<title>maddamura.eu &#187; Nanotechnologies</title>
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		<title>NanoExpo, Cité des sciences et de l’industrieHands-on, parole&#8230; e il parere dei visitatori (italiani)</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Sep 2007 22:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Dalla Mura]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maddamura.eu/maddamura_2006-2008/wp-content/uploads/2007/09/exponano1.jpg" title="exponano1"><img src="http://www.maddamura.eu/maddamura_2006-2008/wp-content/uploads/2007/09/exponano1.jpg" alt="exponano1" /></a>È durata fino a ieri (2 settembre) presso la <strong>Cité des sciences et de l’industrie a Parigi</strong>, La Villette, <strong><a href="http://www.cite-sciences.fr/francais/ala_cite/expositions/nanotechnologies/index.html">ExpoNano. La technologie prend une nouvelle dimension</a></strong>. Si tratta di una esposizione che, inaugurata a Grenoble Le Casemate nel 2006, sarà <strong>itinerante fino al 2011</strong> (evidentemente con modifiche nel tempo; i moduli attuali, per come li abbiamo veduti, presentano già alcune differenze rispetto alla prima “versione” come illustrata nel sito <a href="http://www.exponano.com/module1_nano.html"><strong>Exposition Nanotechnologies</strong></a>): «la première exposition itinérante française d&#8217;information sur les nanotechnologies. Elle a été co-produite par le CCSTI Grenoble La Casemate, la Cité des Sciences et de l&#8217;Industrie à Paris et Cap Sciences à Bordeaux. Ses objectifs sont d&#8217;informer et de mieux faire comprendre les nanotechnologies, leurs enjeux scientifiques, économiques et sociétaux et d&#8217;ouvrir le débat, de donner la parole à toutes les parties prenantes». Così, se la Gran Bretagna ha avuto nel 2005 la sua <strong><a href="http://www.sciencemuseum.org.uk/antenna/nano/">Nanotechnology: small science, big deal</a></strong>, al Science Museum di Londra, e si deve a un progetto tedesco lo strumento interattivo <strong><a href="http://www.nanoreisen.de">Nanoreisen</a></strong>,  – che peraltro è reso accessibile anche <a href="http://www.cite-sciences.fr/francais/ala_cite/expositions/nanotechnologies/nanovoyage.php">dal sito di ExpoNano</a>, segnale che non serve ricominciare campanilisticamente daccapo se qualcosa di buono è stato già fatto –, per non dire delle iniziative fuori dall’Europa, ora è il turno della Francia. Laddove spesso un evento simile è lo specchio di <strong>un dibattito in corso a livello nazionale</strong> e almeno di un interesse, misto a preoccupazione, che comincia a toccare i cittadini. Anche per questo si capisce come ExpoNano sia <strong>in lingua francese</strong> e abbia <strong>un impianto sostanzialmente didattico</strong> – d’altronde su questi nuovi mondi tutti, non solo i bambini in età scolare, abbiamo ancora da imparare.La brochure illustrativa non lascia dubbi: «ExpoNano vous donne des clés <strong>pour vous faire votre propre opinion</strong> et vous invite avant tout à un voyage vers le nanomonde». Poco spazio, pertanto, per esibizioni di bravura multimediale, nessuno per suggestioni artistiche o immaginifiche; lo sforzo è rivolto a <strong>rendere accessibile la comprensione dei fondamenti delle nanotecnologie</strong>, «un ensemble de techniques qui permettent aujourd’hui <strong>de “visualiser” et de manipuler les atomes</strong>, donc de fabriquer de nouvelles structures atomiques» (interessante, per noi, che al primo posto sia messo il <strong>“visualizzare”</strong>, perché le nanotecnologie sono proprio lo strumento che rende visibile ciò che non lo è per l’occhio umano, e la questione di come renderle a loro volta visibili per chi non possa accedere a un laboratorio – cioè più o meno tutti tranne chi ci lavora – è cruciale per chi voglia trattarne).Per capire come sia strutturata la mostra si può fare riferimento al sito web, che ne illustra il <strong><a href="http://www.cite-sciences.fr/francais/ala_cite/expositions/nanotechnologies/presentation-exposition/visite1.php">percorso</a></strong>, strutturato in moduli:I. Entrez dans le nanomonde &#8230;II. Manipuler les atomesIII. Ils sont déjà parmi nous!IV. L&#8217;avenir a-t-il besoin de nous?a cui corrispondono altrettanti “padiglioni” (realizzati con pedana e struttura in legno, supporto per pannelli esplicativi oppure sfondo per altri elementi, quali postazioni multimediali e installazioni hands-on): <strong>Fondaments</strong>, <strong>Techniques</strong>, <strong>Usages</strong>, <strong>Ethique</strong>. È inoltre presente una specie di torre, che serve da richiamo (gli spazi della Cité sono molto ampi e numerose le iniziative&#8230;) e quale espositore per alcuni pannelli e materiali – circuiti integrati, celle fotovoltaiche, ecc. –, oltre che per un monitor che trasmette un breve filmato in cui si raccontano la nascita e gli obiettivi di <strong><a href="http://www.minatec.com">Minatec</a></strong>, promosso da <a href="http://www.cea.fr/">Cea</a> (Commissariat à l’énergie atomique), inaugurato a Grenoble nel 2006 e inteso come il futuro maggiore attore della ricerca europea in materia di micro- e nanotecnologie. Poco distante, una grande vasca con una delle “attrazioni” tipiche in materia di nanotecnologie: le piante di loto, che esemplificano gli effetti delle strutture nanometriche già presenti in natura, in questo caso la capacità autopulente. Immagini delle installazioni sono anch’esse <a href="http://www.cite-sciences.fr/francais/ala_cite/expositions/nanotechnologies/presentation-exposition/photos-expo.php">disponibili online</a>.<a href="http://www.maddamura.eu/maddamura_2006-2008/wp-content/uploads/2007/09/exponano_ok.jpg" title="exponano"><img src="http://www.maddamura.eu/maddamura_2006-2008/wp-content/uploads/2007/09/exponano_ok.jpg" alt="exponano" /></a>Quel che ci interessa segnalare è, come abbiamo anticipato, <strong>la scarsa presenza di multimedialità esagerata</strong>. Si punta invece sulla <strong>manipolazione</strong>, sull’<strong>hands on</strong>, come pratica ancora migliore per comprendere quel che avviene a livello atomico (laddove, fra l’altro, non vale più la fisica classica, e si sperimentano comportamenti che solo “toccati con mano” possono essere intesi: si pensi per esempio al fortissimo legame fra gli atomi&#8230;); e ancora sulla esposizione, “sotto vetro”, di <strong>materiali</strong> realizzati o trattati con nanotecnologie (dalla racchetta da tennis in carbonio alle ceramiche, dai pantaloni alle calze antiodore, al packaging antibatterico&#8230;).Si punta altresì sulla <strong>disponibilità del visitatore a farsi partecipe</strong>, a entrare nel tema <strong>leggendo</strong>, cercando risposta ai grandi quesiti che si pongono; e quello della disponibilità del pubblico ci pare un tema da non trascurare, a meno di intendere musei e centri come meri parchi giochi. Infine sono presenti postazioni multimedia che, oltre a qualche <strong>software di simulazione</strong> delle operazioni su scala nanometrica (bottom up), accolgono soprattutto <strong>filmati</strong> in cui la parola è lasciata agli esperti.Poiché l’importante sono le domande, i quesiti: quelli che si pongono gli esperti, certo, ma specialmente quelli che ci poniamo ancora tutti noi di fronte a tematiche e, possibili, problematiche tutte da scoprire, come opportunità, impatto sul territorio, risvolti economici e sociali, questioni etiche, pericoli. D’altronde abbiamo sentito che al Science Museum di Londra pare abbiano già potuto – com’è loro abitudine – tirare le somme su <strong>usi e abusi (o inefficacia) di installazioni multimediali </strong>laddove la finalità principale rimane che i visitatori – per lo più giovani – escano dalla mostra (si vedano anche alcuni materiali scaricabili dal <a href="http://www.dave.patten.btinternet.co.uk/">sito di Dave Patten</a>, Head of New Media at the Science Museum).Insomma, <strong>potremmo dire di non avere veduto nulla di avveniristico&#8230; a parte il contenuto stesso della mostra, cioè le nanotecnologie</strong> naturalmente! Ed è questo che conta, specialmente quando si tratta ancora di affrontare l’analfabetismo in materia, di stimolare nelle persone una presa di posizione, o meglio almeno una riflessione minimamente consapevole su quello che è il nostro futuro, il nostro presente.E particolarmente in questa direzione va il quarto padiglione – il meno frequentato, almeno durante la nostra visita! – dedicato alle questioni etiche e alla <strong>riflessione dei visitatori</strong>: che, a quanto si evince dai guest book esposti, ha tuttavia ancora qualche difficoltà&#8230; Invero più che essere libri per gli “ospiti”, quali sono stati prevalentemente intesi, i quaderni presenti invitavano le persone a lasciare traccia del loro pensiero su tre temi: 1. riassumere in una frase le nanotecnologie; 2. quali i motivi per proseguire nello sviluppo delle nanotecnologie; 3. quale il principale pericolo delle nanotecnologie.A leggere quello che nei quaderni hanno scritto i visitatori – soprattutto <strong>quelli italiani</strong>, che preferiscono rievocare i fasti (?) calcistici degli ultimi mondiali e ricordare ai francesi che dovrebbero imparare l’italiano, anziché sforzarsi di elaborare un pensiero o, almeno, evitare di scrivere – <strong>ci sembra che il pericolo maggiore sia l’ignoranza o il disinteresse</strong>.<strong><a href="http://www.maddamura.eu/maddamura_2006-2008/galleries/expo_nano_guestbook">Si veda la photogallery</a></strong>Eppure non è stata iniziativa del tutto inutile; fra gli altri commenti lasciati, interessante trovare (si veda immagine 19 della gallery) una <strong>contro-informazione </strong>di rilievo, fatta con riferimento al centro Minatec di Grenoble. Qualcuno ha infatti scritto: «A Minatec (Grenoble) <strong>l’opposition au projet était vehémente et la répression violente </strong>et non le contraire comme cela est affirmé dans le film “impact sur le territoires” [si tratta del filmato che all’interno dell’esposizione è dedicato appunto al centro di Grenoble, di cui viene sottolineata l’importanza per l’Europa e l’“integrazione” con il territorio]».</p>
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		<title>Nanomondi. Homo tangens?</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2007 14:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Dalla Mura]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Marco Peloi, Nanomondi.Scienza, tecnica ed estetica del mondo a dieci alla meno nove metri,AREA Science Park, Trieste 2007Presentato il 18 maggio in occasione della Festa dell&#8217;editoria scientifica, prima edizione, a Trieste, il volume costituisce un utilissimo percorso attraverso le nanoscienze e le nanotecnologie, dall&#8217;osservazione delle strutture a 10 alla meno 9, fino alla loro “fabbricazione” &#8230; <a href="https://www.maddamura.eu/maddamura_2006-2008/peloi_nanomondi/" class="more-link">Continue reading <span class="screen-reader-text">Nanomondi. Homo tangens?</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maddamura.eu/maddamura_2006-2008/wp-content/uploads/2007/05/peloi_nanomondi_lr.jpg" title="nanomondi"><img src="http://www.maddamura.eu/maddamura_2006-2008/wp-content/uploads/2007/05/peloi_nanomondi_lr.jpg" alt="nanomondi" /></a><strong>Marco Peloi, <em>Nanomondi.Scienza, tecnica ed estetica del mondo a dieci alla meno nove metri</em></strong>,AREA Science Park, Trieste 2007Presentato il 18 maggio in occasione della <strong><a href="http://www.festrieste.it/d02.html">Festa dell&#8217;editoria scientifica</a></strong>, prima edizione, a <strong>Trieste</strong>, il volume costituisce un utilissimo percorso attraverso le nanoscienze e le nanotecnologie, dall&#8217;osservazione delle strutture a 10 alla meno 9, fino alla loro “fabbricazione” e a molte delle prevedibili o già attuali applicazioni. Un percorso nel quale ruolo di rilievo è dato agli strumenti, vero centro propulsore della rivoluzione che ha preso avvio – dopo le intuizioni di <a href="http://nobelprize.org/nobel_prizes/physics/laureates/1965/feynman-bio.html">Richard P. Feynman, <em>There is a Plenty of Room at the Bottom</em> (1959) </a> – appunto con l&#8217;introduzione di strumentazioni adeguate per osservare (“vedere”) quel che avviene “laggiù in fondo”. Si va allora dalla microscopia elettronica a quella a sonda, all&#8217;ottica avanzata a fluorescenza; per passare alle tecniche <em>top-down</em> e <em>bottom-up</em> per la costruzione delle nanostrutture, dalla litografia all&#8217;assemblaggio.Senza entrare nel dettaglio, ci piace piuttosto annotare, anche a seguito dell&#8217;intervento di domenica 20 maggio, durante la stessa manifestazione, di <strong>Stefano Preti</strong> di <a href="http://www.aperesearch.com/default.html">Ape Research</a> (che sviluppa ricerca e ha prodotto molti fra gli strumenti utilizzati presso l&#8217;Area Park Science, come quelli usati per realizzare le belle immagini che corredano i testi del volume), che appunto laggiù, dove l&#8217;occhio umano non arriva e dove neppure le leggi della fisica e della chimica che conosciamo hanno valore, “osservare” è verbo più adatto e corretto che “guardare”. O, data la conformazione delle punte/sonda che rilevano le strutture, sarebbe ancora meglio parlare di “toccare”. Dall&#8217;<em>homo videns</em> all&#8217;<em>homo tangens</em>?</p>
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